Fare rete per accorciare le distanze: la filiera corta secondo Gestcooper

Set 29, 2026Dalla cooperazione agricola

Mettere in relazione cooperative, produttori e consumatori, condividere competenze e creare nuove opportunità per le imprese agricole. È il ruolo di Gestcooper, consorzio di riferimento per la cooperazione agricola e agroalimentare piemontese, che nella filiera corta vede uno strumento per rafforzare aziende, territori e comunità.

La filiera corta può partire da un vigneto, da una stalla o da un frutteto. Ma perché il lavoro di tante aziende agricole possa trasformarsi in una rete capace di raggiungere il mercato, servono competenze, servizi e soprattutto collaborazione.

È qui che entra in gioco Gestcooper, consorzio nato come diretta emanazione di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte e suo strumento operativo per l’assistenza tecnica, la promozione, la formazione e lo sviluppo delle imprese associate. Il consorzio affianca le cooperative agricole e agroalimentari con consulenze specialistiche e supporto tecnico-amministrativo, contribuendo a rafforzarne la capacità di crescere e innovare senza perdere il legame con il territorio. 

Una rete che attraversa numerosi comparti dell’agricoltura regionale: dal vitivinicolo all’ortofrutticolo, dal lattiero-caseario al cerealicolo e zootecnico. Le cooperative aderenti a Confcooperative Piemonte rappresentano, secondo Gestcooper, mediamente il 40% della produzione agricola regionale.

«La cooperazione tra cooperative significa collaborare per rafforzarsi reciprocamente e perseguire meglio gli interessi dei propri soci e delle comunità. Unire le forze permette di raggiungere obiettivi che, da soli, sarebbero più difficili.», spiega Domenico Sorasio, Direttore di Gestcooper. 

Questo significa condividere personale, competenze, strutture e tecnologie, ma anche costruire progetti comuni e collaborare nella commercializzazione.

La filiera corta oltre i chilometri

La filiera corta non coincide semplicemente con un prodotto venduto vicino al luogo in cui è stato realizzato. È un modello nel quale i produttori si organizzano per ridurre gli intermediari e mantenere più diretto il rapporto tra produzione e consumo. La cooperativa può raccogliere, trasformare, confezionare e commercializzare ciò che viene prodotto dai soci, mantenendo una catena relativamente breve e controllata.

«Il vero obiettivo è ridurre la distanza tra produttore e consumatore, facendo capire che dietro un alimento c’è un patrimonio di competenze e lavoro e che, attraverso la cooperazione, quel valore può essere condiviso e restituito alla comunità», racconta Sorasio.

Più forza anche per le aziende più piccole

La dimensione collettiva assume un’importanza particolare per le aziende agricole di piccole dimensioni e per quelle che lavorano nelle aree più difficili.

Entrare in una cooperativa consente di condividere investimenti, strutture di trasformazione, logistica e servizi tecnici, riducendo costi che sarebbero difficili da sostenere individualmente. Allo stesso tempo, aggregare l’offerta aumenta il potere contrattuale e permette di raggiungere mercati più strutturati.

Mantenere economicamente attive le aziende agricole significa continuare a coltivare territori, conservare competenze e sostenere le comunità locali, garantendo qualità ai consumatori. 

Dalle singole filiere a una rete territoriale

La sfida futura è fare un passo ulteriore: non limitarsi alla collaborazione all’interno di ogni comparto, ma costruire connessioni sempre più forti tra filiere differenti.

Condividere logistica, trasformazione, distribuzione, competenze e comunicazione può permettere alle cooperative di ampliare l’offerta, ridurre alcuni costi e raggiungere nuovi mercati. Senza perdere, però, il rapporto con i luoghi e con le persone da cui quelle produzioni provengono.

«Il passo successivo è passare dalla singola filiera a un vero sistema cooperativo territoriale», conclude Sorasio. «La filiera corta può diventare non solo un modo per vendere meglio i prodotti, ma un modello di sviluppo capace di unire agricoltori, imprese, consumatori e comunità attorno a un valore condiviso».